martedì 8 settembre 2009

Luca Toni: «Quanto mi manca l'Italia...»

L'attaccante del Bayern: «A Monaco sto bene, è una bella città, ma i tedeschi sono freddi»

«Ah!». Proprio «Ah!», intesa come esclamazione di sorpresa. Si può? Chissà, forse, signor Luca Toni, facciamo finta che lei sia uno qualunque, immaginiamolo come il bel giovane della porta accanto: quello che quando torna al paese, lo salutano tutti perché tutti lo conoscono; e le ragazze gli mormorano dietro, perché tutte se lo vorrebbero sposare; e le comari se la ridono perché quello lì - figurati! - sta con una modella vera. Quello, sì, che è dovuto emigrare dal Nord al Sud e poi al contrario fino a su su in Germania. Se si può ce lo dica lei, Luca: si può non parlare dei suoi gol in Italia e nel mondo? Ce lo dica lei se si può parlare d'altro che non sia la sua mano che attorciglia l'aria dietro l'orecchio. «Ah!». Non è facile togliere i pantaloncini e gli scarpini e le coppe e parlare... d'amore per esempio? Ci dica Toni, qual è la cosa più romantica che ha detto la sua "morosa" e viceversa? «E no, queste sono cose personali». E certo! È lì che vogliamo andare, nel personale, del resto conosciamo tutto. «Ah!» Chissà se si può spiarle quegli occhi sbarrati stupiti, arrabbiati, allegri, incantati; chissà se si può attraversare quei suoi due metri scarsi in lungo e in largo per vedere cosa c'è che non sappiamo. Si può? Chissà...

A Pavullo nel Frignano Luca Toni ci è solo nato («Perché lì c’era l’ospedale»), lui è di Stella di Serramazzoni, sulle colline modenesi, una frazione dove la vita è facile. «Ci sono rimasto fino a 16 anni, poi sono andato a giocare a calcio. Si stava bene, avevo un bel rapporto con tutti, ci si conosce tutti».

Testimonial della sua regione, l’Emilia Romagna, Toni ama la sua terra e ha nostalgia di tutta l’Italia. «Più viaggi più ti rendi conto che l'Italia è il Paese più bello del mondo. Infatti appena posso ci vengo, anche per un giorno. Ma tornerò, appena ci saranno i presupposti».

Non ha mai pensato di fare lo stesso mestiere del padre, il pittore edile. «Non ricordo cosa speravo di diventare se non avessi fatto il calciatore, ho cominciato a giocare molto presto. Però non sono capace di pitturare una parete, quando ci ho provato ho fatto più disastri che altro».

Però se si fulmina una lampadina in casa la cambia. «Faccio tutto, ma non so cucinare». Non cucina ma gli piace mangiare. E Marta, la sua fidanzata, è una brava cuoca. Luca Toni vive a Monaco da emigrato di lusso, gioca nel Bayern, esce poco la sera. «È una bella città, molto sicura, gira tanta polizia. Ci sto bene e poi ci sono tanti italiani, circa sessantamila. Dell'Italia infatti mi manca anche la gente, qui in Germania sono più freddi. Io non esco tanto. Al massimo con gli amici andiamo al ristorante. Non amo le discoteche e la birra la bevo solo con la pizza».

Il suo calcio è partito dal... biliardino. «Quando ero ragazzino mi guadagnavo da vivere giocando a biliardino. Facevamo le scommesse e mi pagavo il gelato». Poi suo fratello gli ha spiegato che il calcio vero era da un’altra parte e se l’è portato con sé a giocare a pallone con i suoi amici. Così è iniziato il suo sogno. «Ormai realizzato. Ma quando ho iniziato non pensavo che avrei potuto vivere giocando a pallone o di partire da un paesino del modenese per andare a vincere la Coppa del Mondo!». Paure non ne ha nemmeno quando i gol non arrivano «Finché vengono, bene, quando non verranno più penserò che è importante averli fatti, no?».

Ha 32 anni e prima o poi sposerà Marta Cecchetto e i figli «arriveranno quando sarà il momento». Toni non ama leggere libri, uno al massimo due quelli che ricorda, però legge tanti giornali. Poco Internet («Anche se mi incuriosisce ci perdo poco tempo») e nessun profilo su Facebook o cose simili. Però ha un sito suo. «È un posto dove parlo di me, dove se qualcuno vuole conoscere qualche particolare può venirlo a cercare». Dopo tutto questo tempo in Germania non parla il tedesco, però lo capisce. Sarà forse perché il suo sogno è italiano e in Italia il tedesco non gli serve. «Prima o poi tornerò».

[fonte: corrieredellosport.it]

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