martedì 25 gennaio 2011

Google, back to the future!

Era il 1998 quando due studenti della Stanford University, freschi dei loro innovativi studi sui motori di ricerca fondarono un’azienda destinata a cambiare la storia del search su Internet. Ma quando Google iniziò a crescere a ritmi mai visti i due (allora) ragazzi si ritrovarono in difficoltà e per scongiurare il pericolo che tutto gli scivolasse di mano chiamarono nel 2001 un veterano, Eric Schmidt, in passato già CEO per giganti come Bell, Xerox, Sun e Novell. Da allora di anni ne sono passati 10, i due ragazzi sono cresciuti e ora forse si sentono in grado di riprendersi direttamente il controllo della propria creatura, così Google ritorna al passato, con Larry Page come CEO, Sergey Brin a occuparsi delle nuove startup e Schmidt che viene passato alle relazioni esterne.

La rivista Techcrunch l’ha definito un vero e proprio “big bang”, Il New York Times l’ha spiegato con la necessità di ritrovare la “scintilla della start-up”, la CNN si si è domandata: “Perché?” e forse questa è la domanda migliore, a cui però è difficilissimo dare una risposta.

Potrebbe sembrare strano infatti che la notizia arrivi proprio nel giorno in cui si comunicano i profitti trimestrali, sopra le aspettative, segno dell’ottimo lavoro svolto da Schmidt. Ma il problema è un altro: molte cose sono infatti cambiate in dieci anni e quella che era una snella e visionaria start up si è trasformata in uno dei maggiori colossi del mercato e se il fatturato è sicuramente elevatissimo la risposta ai nuovi scenari è oltremodo lenta. La prova maggiore è l’ambito social network, dove Google non è mai riuscita ad essere davvero competitiva rispetto alla giovane azienda in blu che risponde al nome di Facebook, Buzz e Orkut infatti sono stati a modo loro due fallimenti.

Insomma il problema fondamentale è che va tutto bene quando è Google a dettare le linee del futuro, ma non sempre va tutto bene quando deve rincorrere, perché spesso va in affanno e siccome questo secondo scenario sta diventando sempre più diffuso rispetto al primo i due fondatori hanno pensato bene di tornare al passato, snellire la struttura e tentare di recuperare quell’immediatezza, quella velocità e soprattutto quella capacità di immaginare il futuro che ne hanno fatto ciò che sono. Se ci riusciranno però è tutto da vedere.

[fonte: pctuner.net]

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